Lampade fluorescenti in acquario

Scopriamo la tradizionale fonte luminosa per i nostri acquari.

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Principio di funzionamento delle lampade fluorescenti

Entriamo un po’ nel dettaglio di quanto abbiamo appena detto sulle lampade fluorescenti.

Le lampade fluorescenti sono composte sostanzialmente da un tubo di vetro, di varie forme (lineare, attorcigliato, piegato a U, rotondo…), ricoperto internamente da una polvere, solitamente bianca, e con degli elettrodi alle estremità.

Il mercurio

Le lampade fluorescenti, per funzionare, contengono al loro interno una piccola quantità di mercurio a bassa pressione, assieme ad un gas inerte, solitamente argon, a riempire il tubo. Questo vapore viene eccitato dalla corrente elettrica passante attraverso il tubo: il mercurio eccitato emette luce. C’è un problema, però!
Il grosso della luce emessa dal mercurio è luce ultravioletta di tipo C (UV-C), che, oltre ad essere invisibile, ha effetti molto gravi sugli esseri viventi: può infatti causare gravissimi danni alla vista, tumori alla pelle, distruzione di tessuti animali e vegetali esposti.

Una lampada del genere sarebbe, per lo meno, inutile, quindi il tubo viene internamente ricoperto di sostanze, dette fosfòri, che convertono la totalità della luce UV-C emessa dal mercurio in luce visibile e del tutto sicura.
Questi fosfòri sono visibili come polvere bianca presente internamente ai tubi.

La centralina o ballast

Le lampade fluorescenti non possono funzionare collegandole direttamente alla presa della corrente.
Senza entrare nei dettagli tecnici del funzionamento delle lampade, è interessante sapere che la centralina deve fare sostanzialmente due operazioni:

  1. Innesco della lampada: la centralina deve ionizzare il vapore di mercurio lungo tutto il tubo; si potrebbe immaginare come un fulmine che percorre la lampada per tutta la lunghezza del tubo, da un capo all’altro. La tensione di rete (230 V) è infatti inadeguata per questo compito.
  2. Limitazione della corrente: il gas ionizzato in fase di accensione è considerabile quasi come un corto circuito (percorso a bassissima impedenza, direbbe un Elettrotecnico). Un corto circuito non è una bella cosa, dunque la centralina deve controllare che la corrente che passa lungo il tubo sia quella giusta, mantenendo la lampada accesa con una corrente limitata al valore appropriato.

I ballast sono solitamente delle scatolette presenti nella plafoniera o lungo il cavo di alimentazione e possono essere di due tipi, ferromagnetici o elettronici.

Centraline ferromagnetiche

Le centraline ferromagnetiche sono quelle di generazione più vecchia, meno costose e più semplici da costruire. Hanno lo svantaggio di essere pesanti e meno efficienti della controparte elettronica; possono inoltre far sfarfallare le lampade ed emettere lievi ronzii durante il funzionamento, oltre a poter richiedere più di un tentativo per l’accensione.

Centralina ferromagnetica.
Centralina ferromagnetica.

Si identificano facilmente poiché hanno uno starter per ogni tubo alimentato dalla centralina, facilmente identificabile: è un cilindretto bianco con due piedini, evidenziato nella foto soprastante.

Starter
Starter.

Centraline elettroniche

Le centraline elettroniche, al contrario, sono quelle di più recente generazione e, a fronte di un costo leggermente maggiore, consentono una maggiore efficienza nel funzionamento e un’accensione più rapida delle lampade, solitamente con un solo tentativo. Le lampade alimentate elettronicamente non emettono sfarfallii visibili o ronzii. Lo starter non serve.

Ballast elettronico.
Ballast elettronico.