Chelanti in acquario

(Quasi) tutto quello che avresti voluto sapere sui chelanti in acquario, in un unico posto!

0
1092

Chelanti e biocondizionatore (Appendice)

Senza entrare nel merito dell’opportunità o della necessità di usare biocondizionatori per l’acqua dei cambi, è da segnalare che spesso questi prodotti contengono al loro interno chelanti, con la funzione di chelare gli elementi presenti nell’acqua e ridurne, eventualmente, la pericolosità.
Solitamente, i biocondizionatori usano EDTA come chelante, alcuni altri invece dichiarano di usare DTPA e HEDTA, altri ancora DOC. Purtroppo però la maggior parte dei produttori nulla dichiara a tal riguardo, non permettendo una valutazione migliore della cosa.

Quel che è importante, però, è evitare di usare biocondizionatori e contemporaneamente protocolli di fertilizzazione non chelati, in quanto potrebbero esserci interazioni sgradite.
Non a caso, la principale azienda di acquaristica che non usa chelanti forti – Seachem – usa un biocondizionatore che non contiene chelanti e che non reclama alcuna azione di “neutralizzazione dei metalli pesanti”.

Viceversa, usando un protocollo chelato, le interazioni fra chelanti del biocondizionatore ed elementi nutritivi dovrebbero essere minori, se non nulle, non potendo un elemento essere chelato da più di un chelante alla volta.

Cosa abbiamo imparato?

Se siete giunti alla fine di questo mattone dovreste avere un buon numero di strumenti per comprendere il ruolo dei chelanti in acquario.

I chelanti, sia quelli naturali, sia quelli artificiali, rivestono un ruolo molto importante per far sì che le piante possano assorbire molti fra gli elementi nutritivi a loro essenziali.
Inoltre, i chelanti rendono meno dannosi eventuali elementi tossici, come i metalli pesanti, proteggendo i pesci, le piante e gli altri organismi che ospitiamo nei nostri acquari.

Esiste una grande varietà di chelanti, ognuno dei quali ha peculiari caratteristiche: abbiamo visto quelli più comunemente utilizzati in acquario e abbiamo sottolineato, in particolare, i problemi che si possono verificare con il ferro.

Nel caso in cui sia necessario procedere ad una fertilizzazione per le piante presenti – la fertilizzazione non è sempre necessaria – possiamo seguire due approcci principali, ovvero quello di una fertilizzazione chelata debolmente (o complessata) oppure quello di una fertilizzazione chelata fortemente.
Entrambi hanno vantaggi e svantaggi tuttavia, come abbiamo visto, portano a risultati equivalenti.

Buona fertilizzazione – e venite a raccontarci come stanno le vostre piante d’acquario nel forum. Saremo felici di parlarne!

 


Bibliografia, Crediti e Ringraziamenti

J. Morrissey, M. L. Guerinot, Iron uptake and transport in plants: The good, the bad, and the ionome, Chem. Rev 2009 Oct, doi 10.1021/cr900112r
B. S. Sekhon, Chelates for Micronutrient Nutrition among Crops, Resonance, Luglio 2003
R.M. Smith, A. E. Martell, Critical Stability Constants, Plenum Press, 3rd ed.
F. C. Steward, Plant Physiology 9: A Treatise: Water and Solutes in Plants, Academic Press, Dicembre 2012
Nutrient solutions for greenhouse crops, Akzo Nobel, akzonobel.com/micronutrients

Sale da cucina: CC0 (Public Domain)
Solfato di rame: Di Benjah-bmm27 – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2029554
Fosfato ferrico pentaidrato: By Benjah-bmm27 – Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2116174
Schema chelante EDTA: By Smokefoot, derivative work: Chamberlain2007 (talk) – Medta.png, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10101426
Uomo con barattolo: CC0 (Public Domain)
Immagine di copertina
: CC0 (Public Domain)

Desidero, infine, ringraziare Gery Ciaccio per la revisione sul piano scientifico del materiale e Matteo e Francesco per i consigli sulla stesura del testo, per renderlo più digeribile (anche se è rimasto un mattone, ma questa è colpa mia 😀 ).