Chelanti in acquario

(Quasi) tutto quello che avresti voluto sapere sui chelanti in acquario, in un unico posto!

0
1092

Quali chelanti scegliere?

Dopo aver visto parecchie caratteristiche dei vari chelanti, siamo pronti per vedere quali scegliere in acquario.

Per quanto riguarda la fertilizzazione, ci sono due vie principali:

  • fertilizzazione chelata debolmente
  • fertilizzazione chelata fortemente

Fertilizzazione chelata debolmente

Questo approccio prevede di usare elementi o non chelati o debolmente chelati (spesso è usata la dicitura “elementi complessati”).
Ne sono un esempio i protocolli che utilizzano sali inorganici per gli oligoelementi (solfato di rame, solfato di zinco etc) e ferro debolmente complessato, come il gluconato ferroso. Possono utilizzare anche citrati, sorbati e simili come conservanti e deboli chelanti a loro volta.

Ludwigia "Curly"
Ludwigia “Curly” coltivata con concimi debolmente chelati.

Vantaggi e svantaggi

I vantaggi di questo tipo di fertilizzazione sono:

  • elementi rapidamente e facilmente assimilabili da parte delle piante, che devono spendere minima energia per assorbirli;
  • ferro in stato ridotto/bivalente, quindi anche questo facilmente assorbibile; il ferro gluconato, infatti, è Fe2+, mentre gli altri chelati sono Fe3+ – pur essendo capaci di assorbirli entrambi, le piante assorbono più facilmente il primo dei due;
  • nessun accumulo di chelanti.

Gli svantaggi, invece, sono:

  • rapida precipitazione degli elementi, per cui è necessario procedere ad una fertilizzazione molto frequente, solitamente giornaliera;
  • necessità di usare maggiori quantità di fertilizzanti, poiché una parte non indifferente di quanto inserito precipita e diventa non utilizzabile o difficilmente utilizzabile (basti pensare all’accoppiata ferro-fosforo);
  • maggiore tossicità degli elementi nutrienti, soprattutto rame e zinco, non essendo chelati, per cui bisogna stare estremamente attenti con i (sovra)dosaggi e con gli accumuli di elementi precipitati nel fondo.

Giusto per fare qualche esempio, usano questo approccio di fertilizzazione Seachem, Aqua Rebell (con la serie non chelata, Mikro Spezial Flowgrow + Eisen) e altre aziende, che usano un mix di elementi chelati e non (come Brightwell che usa ferro EDTA e ferro gluconato o Vimi, che usa ferro gluconato, EDTA e DTPA).

Fertilizzazione chelata fortemente

Questo approccio prevede di usare elementi chelati con chelanti solitamente di sintesi e piuttosto robusti.
Ne sono un esempio sia i protocolli di base generici, anche per acquari poco esigenti (penso ai diffusissimi prodotti Amtra, Aquili, JBL, Sera, Tetra…) sia i protocolli esplicitamente per acquari più esigenti (Dennerle, Drak, Easy-Life, Elos, Equo, JBL ProScape, Tropica, Vimi…)

Solitamente questi prodotti contengono oligoelementi chelati con EDTA, stabili nei normali pH di un acquario.
Per il ferro, invece, molti produttori sostituiscono una parte di ferro EDTA con chelati di ferro resistenti a pH più alti, quali HEDTA, DTPA e, raramente, una piccola percentuale di EDDHA.
Questi chelanti più forti sono anche benefici in vasche fortemente illuminate, specialmente con LED, poiché l’EDTA è piuttosto sensibile alla luce blu-viola, molto presente nei LED.

Infine, sono noti alcuni casi in cui vengono chelati anche elementi normalmente non chelati, come potassio e magnesio: ne sono un esempio i prodotti Drak (che usano Mg-EDTA) o l’usatissimo – all’estero – Plantex CSM+B (sempre Mg-EDTA).

Syngonanthus macrocaulon
Syngonanthus macrocaulon (ex Tonina sp. “Belem”), coltivazione con concimi chelati fortemente.

Vantaggi e svantaggi

I vantaggi di questo approccio sono:

  • gli elementi precipitano con maggiore difficoltà, poiché i chelanti sono più resistenti;
  • sono necessarie minori quantità di concimi, poiché c’è meno precipitazione; ad esempio, ferro chelato e fosfati non si combinano e rimangono entrambi disponibili;
  • gli elementi chelati sono anche 100-1000 volte meno tossici della controparte non chelata, sono quindi più sicuri da usare e pongono meno rischi in caso di sovradosaggio (comunque da evitare, il fatto che gli elementi siano chelati non giustifica un sovradosaggio!).

Gli svantaggi sono, invece:

  • maggiore richiesta di energia da parte delle piante per assorbire il nutriente chelato, in particolare il ferro, che nei chelanti comuni, quali EDTA e DTPA, è in stato ossidato (Fe3+);
  • accumulo di chelanti (la pianta preleva l’elemento chelato, dopodiché il chelante rimane in giro in acqua, andando a chelare qualche altro elemento), per cui possono essere necessari cambi d’acqua per eliminare questi accumuli.

Fertilizzazione debolmente o fortemente chelata? Quale delle due?

Come si può vedere, vantaggi e svantaggi sono pressoché duali e speculari per le due soluzioni: si tratta pertanto di soluzioni entrambe lecite e percorribili.

Probabilmente la soluzione con gli elementi debolmente stabilizzati è quella che richiede maggiori attenzioni da parte dell’acquariofilo, sia per quanto riguarda i dosaggi, sia per quanto riguarda la frequenza di somministrazione. È infatti necessario somministrare gli oligoelementi giornalmente (o quasi) e un loro sovradosaggio o accumulo può porre rischi anche gravi alla fauna e alla flora. Tuttavia con le piante si possono ottenere risultati eccezionali.

Viceversa, i fertilizzanti chelati più fortemente, a scapito di un leggero svantaggio per le piante, sono intrinsecamente più sicuri da usare e possono essere somministrati con intervalli di tempo più lunghi (anche settimanali e più, dipende dalle esigenze).
Ciò può essere gradito, specialmente ai neofiti che devono ancora imparare a comprendere appieno come funzioni la fertilizzazione.