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Il ciclide nano Apistogramma hongsloi nel suo ambiente naturale

Apistogramma hongsloi è un ciclide nano diffuso in molti corsi d’acqua del bacino fluviale dell’Orinoco.

Quello che segue è un articolo di Ivan Mikolji che ci mostra l’ambiente naturale in cui questo pesce vive, ambiente da conoscere, tutelare e proteggere.
Come scrive egli stesso, infatti, “il reale futuro dell’acquariofilia è pensare al di là dell’acquario e porre il mio piccolo granello di sabbia per la salvezza degli ecosistemi”.

Anche noi vogliamo mettere un granellino di sabbia, per quanto piccolo, rendendo disponibile questo articolo al pubblico italiano.

Ringraziamo quindi vivamente Ivan Mikolji per averci accordato il permesso di tradurre e pubblicare il suo articolo.
Potete leggere tutti gli altri articoli di Ivan Mikolji, in inglese, nel suo sito: www.mikolji.com


Il ciclide nano Apistogramma hongsloi nel suo ambiente naturale

Apistogramma hongsloi, nel suo habitat naturale in Venezuela; di Ivan Mikolji / 2015.

Sono stato sott’acqua nello stesso punto per più di un’ora, oltre cinquecento fotografie scattate nei tre metri quadrati di fronte a me.
Sono in Mikoljiland, o ciò che Mihaly Csikszentmihalyi  chiama “Il Flusso” [“The Flow”, nell’originale – NdT].

Ivan Mikolji che scatta foto sott’acqua in un corso d’acqua chiara, Venezuela. Immagine di Kenia Sandoval.

Inizio a sentire un leggero rumore che rompe il silenzio subacqueo, mi guardo attorno e mi accorgo che sta piovendo. Mi giro e mi stendo con la schiena appoggiata sul letto del fiume, guardando in alto. Ritraggo in una foto la “pioggia sott’acqua”, o, per meglio dire, il motivo che la pioggia crea quando colpisce l’acqua. Gli alberi al di sopra creano un effetto stupendo. Catturo questo breve attimo che non si ripresenterà mai più.
Ritorno in posizione, inginocchiato, e continuo a fotografare, di nuovo immerso nel “Flusso”.

Foto subacquea del pattern formato dalle gocce di pioggia che colpiscono la superficie dell’acqua su un ramo del Rio delle Amazzoni, Venezuela.

Con il passare del tempo noto che il rumore è svanito; ha smesso di piovere. Tutto d’un tratto alcune grosse ombre mi appaiono innanzi, bloccando la fievole luce che filtrava dal cielo nuvoloso. Vengo risvegliato dal mio momento di trance e tiro fuori la testa dall’acqua. Vedo dei piccoli piedi di fronte a me, sulla riva del fiume. Sono bambini del villaggio che sono venuti a vedere cosa stessi facendo. Cerco di reimmergermi all’interno del “Flusso” ma mi stanno bloccando la luce. Mi tiro via la maschera ed esco dall’acqua.

Foresta pluviale con corsi d’acqua chiara, Venezuela.

I tre bambini mi seguono, proprio dietro di me. Mi siedo su un ceppo e loro se ne stanno lì, di fronte a me, fissandomi. Chiedo loro di dirmi come si chiamino. Ognuno di loro risponde sorridendo.
Dico: “Sto facendo foto subacquee ad alcuni pesci molto speciali. Sono estremamente piccoli ma molto speciali. Vorreste che vi mostrassi le mie foto?”. Annuiscono con la testa. Tiro fuori la mia fotocamera dal supporto subacqueo e mostro loro le immagini sul piccolo schermo LCD. Chiedo: “Non sono magnifici?”. Loro annuiscono. “Sapevate che questi piccoli pesci vivono nel ruscello?”. Scuotono le teste da una parte all’altra, anziché dire no. “Sapete… ciò che li rende così speciali è il fatto che si prendano cura dei loro piccoli. Hanno tanti, tanti pesciolini nati da poco e, esattamente come i vostri genitori, si prendono cura di loro, proteggendoli tutti, ciascuno di loro”. Loro sorridono e BOOM, proprio quel ruscello, il ruscello del villaggio, passa da essere un semplice “ruscello” ad essere “il loro speciale ruscello”, che ospita al suo interno pesci speciali, che noi conosciamo sotto il nome di Apistogramma hongsloi.

Foto “metà-metà” della foresta pluviale e di un corso d’acqua chiara, Venezuela.

Apistogramma hongsloi può essere ritrovato in molti corsi d’acqua del bacino fluviale dell’Orinoco, soprattutto in quelli dei fiumi Sinapo e Caura. Ho nuotato con loro in varie località diverse e passato ore sott’acqua, osservandoli, filmandoli e fotografandoli, durante la stagione secca e durante la stagione delle piogge.

Ivan Mikolji nell’habitat di un corso d’acqua, Venezuela. Immagine di Ofeni Ratjie Kasupi.
Riflessione subacquea di un corso d’acqua chiara nella foresta pluviale, con protagonista un giardino subacqueo pieno di piante rare, Venezuela.

A. hongsloi vive in piccoli corsi d’acqua sorgiva a corrente lenta, che mantengono l’acqua durante tutto l’anno, anche durante la siccità tipica della stagione secca.
L’acqua arriva da falde sotterranee, sicché non sono sottoposti alle variazioni che invece investono tutti quei ruscelli che dipendono dalle precipitazioni.
Un habitat che offra acqua tutto l’anno è di essenziale importanza per questo piccolo pesce non migratore.

Apistogramma hongsloi nel suo habitat naturale, Venezuela.

A. hongsloi, come molti altri Apistogramma, non può essere ritrovato nei corsi d’acqua stagionali, che si prosciugano durante la stagione secca. I fiumi stagionali si riempiono di grossi pesci pelagici [intesi come non dipendenti dal fondo, ma che vivono sospesi in colonna d’acqua – NdT], come i Peacock Bass [si intendono i pesci del genere Cichla, quali C. tenensisC. ocellarisC. orinocensis etc – NdT] e i grandi pesci tetra, che sono spinti nell’Orinoco e in altri grandi fiumi quando le acque nelle quali vivono si prosciugano.
Nei microhabitat nei quali vive A. hongsloi è comune ritrovare piccole formazioni simili a vulcani lungo il letto del fiume. Dopo un’attenta ispezione, si può notare che la sabbia sembra quasi bollire. Si tratta di acqua di falda che raggiunge la superficie. Se si mette una mano vicino alla sorgiva, si sentirà che l’acqua esce molto più calda rispetto all’acqua del ruscello.

Apistogramma hongsloi nel suo habitat naturale, Venezuela.

Apistogramma hongsloi preferisce aree che ricevano luce, da non molta – ma comunque presente – a punti molto illuminati, probabilmente perché la sua fonte di cibo, a sua volta, dipende dalla luce per sopravvivere.
Sono costantemente intenti a cibarsi sul fondo del fiume, rovistando tra il perifiton [la microflora che si sviluppa sulle superfici sommerse – NdT] e il detrito sedimentato che trovano tutt’attorno a loro.
In alcuni punti dei loro microhabitat lo strato di detrito è così spesso che devono infilare le loro teste fin oltre l’opercolo per raggiungere ciò di cui si cibano. In questi casi si nutrono di qualcosa che vive o cresce circa un paio di centimetri sottoterra.
Comparati ad altri pesci geofagi, che si cibano di qualsiasi cosa cada nell’acqua, se mentre facciamo uno spuntino facciamo cadere un pezzo di pane o patata nel loro habitat, non se ne ciberanno.
Sono estremamente selettivi per quel che riguarda il loro cibo.

Apistogramma hongsloi che si nutre nel suo habitat naturale.

Così è come fisserei i parametri del loro ambiente naturale:

Esemplari modello di Apistogramma hongsloi, con il pattern di colori tipico dell’estivazione.

Nella stagione secca, A. hongsloi, così come molti altri suoi congeneri, entra in un periodo in cui mostra una colorazione molto più spenta. Si colorano di uno scuro marrone giallastro. I loro colori sembrano tanto più scuri quanto maggiore è il loro grado di estivazione, che sembra dipendere, a sua volta, dal grado di “prosciugamento” a cui va incontro il loro habitat..
L’estivazione è simile a un’ibernazione “tropicale”, dove freddo e neve sono sostituiti da caldo e siccità.
Nella stagione secca non si muovono molto e non sembrano interessati a nulla che non sia cercare di risparmiare energia.
Difficilmente li si può vedere fare qualcosa che non sia nasconsersi al di sotto o nel mezzo del letto di foglie e piante acquatiche marcescenti. Non si avventurano all’aperto.

Apistogramma hongsloi nel suo habitat naturale.

Nella stagione delle piogge, A. hongsloi torna alla vita. I colori si fanno via via più brillanti con l’avvicinarsi della stagione riproduttiva. Non fanno altro che alimentarsi. I giovani maschi sfidano i più vecchi nei verdi prati aperti di Eleocharis, mentre le femmine pascolano tutt’attorno. Sventolano e agitano le loro code tra loro, ondeggiando da una parte all’altra.
Uno spettacolo magnifico da vedere dal vivo! La natura al suo meglio!
La colorazione rossa del peduncolo caudale, spenta per tutta la stagione secca, ora risplende, gridando: “Sono qui, ragazze!”.
Anche le femmine mostrano una colorazione più sgargiante, vestendosi di bianco o giallo chiaro.
Il lento corso d’acqua, una volta deprimente, torna ad essere un vivace ruscello di vita.

Apistogramma hongsloi nel suo habitat naturale.

Ogni maschio sembra avere almeno tre femmine, ma solo una di queste è la favorita. Una volta che la stagione riproduttiva inizia, un maschio può riprodursi con una o più femmine. Esso “visita” ognuna delle sue partner, che stanno circa mezzo metro di distanza una dall’altra. Sembra fare il giro per controllare se i suoi figli siano accuditi correttamente, per poi lasciarli per osservare le altre famiglie.
Una cosa è sicura: ogni A. hongsloi maschio ha una femmina, o famiglia, con cui passa più tempo.
La femmina si prende cura degli avannotti, nuotando continuamente attorno a loro con fare protettivo. I piccoli sono estremamente ben mimetizzati e possono essere a stento notati mentre nuotano lentamente lungo il fondo del fiume. Per identificare una femmina con la prole ho dovuto cercare il suo distintivo comportamento parentale e, solo successivamente, osservando attentamente al di sotto di lei, sono riuscito a notare gli avannotti. Se la femmina nuotasse ad appena una trentina di centimetri di distanza, non sarei in grado di trovare i piccoli.
Alla fine della lunga stagione delle piogge gli avannotti sono lunghi due-tre centimetri e continuano a crescere fino a quando il ciclo stagionale non ricomincia.
In natura, A. hongsloi può vivere vari anni. Ho osservato alcuni esemplari molto grandi, dall’aspetto provato, prepotente e minaccioso. I più giovani si tengono alla larga!

Fotografia subacqua con riflesso di un corso d’acqua chiara, Venezuela.

Apistogramma hongsloi divide il suo habitat con varie specie di pesci, molte delle quali di piccolissime dimensioni. Sembra quasi che A. hongsloi colonizzi sezioni di fiume dove pesci più grandi o predatori non sono presenti. Si tratta di una caratteristica abbastanza unica, dipica degli A. hongsloi, poiché io stesso ho osservato che la maggior parte degli altri Apistogramma vive vicino o all’interno di aree del fiume in cui sono presenti varie specie di pesci più grandi. Si tratta di una coincidenza? Probabilmente no, in quanto è un tratto del comportamento che si riscontra in più località geografiche differenti.
Le specie simpatriche [che occupano lo stesso territorio o habitat – NdT] più frequenti sono: piccoli Aequidens metae, Nannostomus anduzei, Copella sp. e gamberetti d’acqua dolce.

Fotografia di Aequidens metae, nel suo habitat naturale.
Fotografia di un pesce matita, Nannostomus anduzei, nel suo habitat naturale.
Esemplare modello di Copella meinkeni.
Foto di un gamberetto d’acqua dolce.

Un gran numero di habitat occupati dai pesci tropicali è andato perduto per colpa di indigeni o forestieri, i quali radono al suolo la vegetazione ripariale per fare spazio a campi coltivati, forni per il carbone o per materiali da costruzione. Più i corsi d’acqua sono piccoli, come quelli abitati da A. hongsloi, maggiore è il rischio di perderli.
È importante prendersi il tempo necessario ad insegnare alle popolazioni locali i benefici che ricaverebbero da una fonte d’acqua permanente, sostenibile e pulita e come la fauna e la flora dipendano l’una dall’altra.
La perdita di un habitat, con tutte le piante e gli animali che lì risiedevano, è una perdita diretta per l’acquariofilia.

Spendiamo la maggior parte dei nostri sforzi per raggiungere posti remoti, mai raggiunti da nessun altro essere umano, per catturare la più nuova, strana, mai vista prima, specie di pesce.
Poco è lo sforzo teso ad arginare le vere minacce ecologiche, che sussistono in queste aree non così remote, popolate e ben conosciute.
Deve esserci equilibrio: alla cattura dei pesci deve alternarsi l’educazione, un prendere e dare per preservare la nostra passione.
Sarebbe così triste per voi leggere questo articolo e sapere che la prossima volta che visiterò questi corsi d’acqua, potrei ritrovarli prosciugati e privi di vita.
Per me, il reale futuro dell’acquariofilia è pensare al di là dell’acquario e porre il mio piccolo granello di sabbia per la salvezza degli ecosistemi.

Gli chiedo: “Non è un pesce super-bello?” annuendo con la testa e sorridendo, e loro in risposta mi sorridono e annuiscono.
Adesso adorano l’Apistogramma hongsloi.

 


Per maggiori informazioni:
Show e Documentari: Wild Aquarium 1

Questo articolo è stato pubblicato su:
– Practical Fishkeeping Magazine – Marzo 2015

Articolo ed immagini: © Ivan Mikolji www.mikolji.com
Tutti i diritti sono riservati. L’articolo non può essere riprodotto, copiato, distribuito o usato senza l’esplicita autorizzazione scritta di Ivan Mikolji.

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